Il gelato secondo noi

La dolce storia del tartufo gelato

Nato a fine ‘800 sotto i Savoia e reinventato in una pasticceria di Pizzo Calabro, il tartufo gelato ci racconta un’altra storia di gusto creativo italiano.

01/09/2016

Le storie migliori nascono dalla passione e da una fortunata casualità. È così per l’amore della propria vita, è così anche per i capolavori. Opere come il tartufo gelato si fanno spazio nella tradizione italiana perché racchiudono in una forma semplice genuinità e dolcezza assemblate ad arte. Il primo tartufo nacque sotto il regno dei Savoia, nel 1895. Si narra che l’idea sia stata di Nadia Maria Petruccelli, che lavorava in una cioccolateria di Chambery insieme a francesi, svizzeri, italiani e belgi. In un momento di carenza di materie prime per confezionare cioccolatini, ciò che rimaneva dalle altre preparazioni prese la forma del pregiato tartufo piemontese, diventando truffe au chocolat.

Negli anni ’50 si inizia a parlare di tartufo gelato. Siamo nel profondo Sud, precisamente a Pizzo (Vibo Valentia). Il maestro gelatiere Giuseppe De Maria, di origini siciliane e noto come “Don Pippo”, è alle prese con un importante ricevimento di nozze. Accorgendosi tardi di aver esaurito le forme per confezionare il gelato sfuso per tutti gli invitati, decide di unire nell’incavo della mano una parte di gelato alla nocciola e una al cioccolato, con del cioccolato fuso all’interno. Una volta fatto raffreddare il tutto con la forma tipica del tartufo riusce a creare un’istituzione della più dolce tradizione italiana. La ricetta originale è ancora custodita gelosamente dai nipoti di Don Pippo, ma sono nate tantissime varianti in grado di accontentare i palati più esigenti e gli appassionati: al pistacchio, al cioccolato bianco, alle mandorle… non c’è che l’imbarazzo della scelta.

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